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Dove c’è il bipartitismo.

Ultime elezioni presidenziali americane.

Democratici (azzurri) Clinton e Repubblicani (rossi) Trump.

 

 

BIPARTITISMO

(3 LUGLIO 2019)

 

Da wikipedia: per bipartitismo s'intende un sistema elettorale dove il panorama politico è dominato da solo due partiti principali, in genere a causa di un sistema elettorale spiccatamente maggioritario, basato sull'alternanza.

In verità non è perentorio che vi siano solo due partiti per avere un bipartitismo, ciò che importa è che questi due partiti siano come si suol dire: egemoni, ossia in grado di governare da soli.

Per qualcuno è la forma estrema del bipolarismo, ma riteniamo esista una grande differenza fra bipolarismo e bipartitismo.

Infatti nel primo esiste una unica organizzazione politica con una sua struttura gerarchica in grado di guidare le scelte del governo attraverso i suoi eletti.

Mentre nel bipartitismo sono comunque presenti due o più organizzazioni politiche separate fra loro e inevitabilmente in concorrenza se non in conflitto fra loro per la conquista del consenso.

Se nel primo caso il merito o demerito di una politica è tutta a carico dello stesso partito, nel secondo caso la competizione fra i sodali della maggioranza fanno sì che ciascuna parte miri a valorizzare le proprie proposte limitando,  se non addirittura screditando quelle dell’alleato. Le parti devono quindi operare una continua mediazione solitamente al ribasso per ottenere i voto necessari in parlamento per approvare le leggi.

Inoltre in questo contesto le dimensioni elettorali delle parti perdono di significato perché anche se l’alleanza si va a costituire fra una parte elettoralmente forte e una debole, quest’ultima ha sempre potere di interdizione; è indispensabile alla approvazione delle leggi, acquisisce quindi molto più potere della reale consistenza elettorale.

Non solo, sempre al fine di rafforzare le proprie posizioni gli alleati diventano sempre più sensibili e disponibili ad accogliere le richieste di lobbies onde evitare che si rivolgano al competitore.

Anche nell’assegnazione delle cariche nelle istituzioni o aziende pubbliche la logica spartitoria finisce per premiare non già il migliore disponibile, ma il migliore all’interno del partito cui spetta, ai sensi del Cencelli, la carica. E di solito il migliore è spesso rappresentato da colui che sa meglio interpretare gli interessi del partito più che l’interesse pubblico.

In sintesi se la competizione democratica è benvenuta fra maggioranza e opposizione diventa deleteria all’interno della compagine governativa.

Facendo un parallelo con una azienda privata, è facile comprendere come la concorrenza sia la benvenuta fra aziende diverse, ma sia del tutto inaccettabile se esercitata all’interno di una stessa azienda.

Chi guida il Governo deve essere messo in condizioni di fare le scelte che ritiene giusto fare, senza doverle continuamente mediare non per libera scelta ma per condizionamenti legati di solito ad interessi di fazione che poco o nulla hanno in comune (se non addirittura non sono in  contrasto) con l’interesse pubblico.

Con una metafora: per quanto bravo possa essere un guidatore se la sua auto è scarsa non potrà mai competere con la concorrenza.