Mediazione e intransigenza

(29 agosto 2019)

 

La storia può essere riletta attraverso gli occhiali della mediazione o dell’intransigenza. Nella vulgata comune gli estremisti sono intransigenti mentre i moderati sono mediatori.
Anche se entrambe queste due “arti” devono essere strumenti ben noti e gestibili da chi fa politica, c’è il momento della mediazione e quello dell’intransigenza.
Noi diffidiamo da chi pratica solo uno di queste indispensabili strumenti così come da coloro che sbagliano il momento della loro applicazione
Storicamente la mediazione è sempre stata lo strumento principe a cui i governanti hanno fatto ricorso. E in Italia, più che in altre parti del mondo, questa arte ha raggiunto livelli (in questo caso di indegnità) sublime: basti pensare alla trattativa stato-mafia.
Il motivo di questa prevalenza è semplice. Quando si rappresentano interessi indiretti, o se preferite non personali, la mediazione presenta meno rischi di una posizione rigorosa che in caso di sconfitta porta quasi sempre alla perdita o ridimensionamento del ruolo (o della poltroncina).
Si sa, il tutto o niente può dare grandi successi ma anche grandi sconfitte, la mediazione, il compromesso lascia sempre qualcosa, anche magari di piccolo, di trascurabile, anche solo di facciata al perdente che, con un po’ di creatività, può poi spacciarlo come un grande successo.
Così di compromesso in compromesso, di mediazione in mediazione, di (apparente) successo in (apparente) successo si diventa sempre più invisibili, trascurabili, irrilevanti con tutte le conseguenze che ne derivano; così si creno le condizioni per le catastrofi.
I valori, i principi, le regole, le fedi costituiscono di fatto un limite alla mediazione e se c’è qualcuno che, intransigente, non molla anche a costo di perdite personali, ci sono tanti altri che rinunciando una volta all’uno, una volta all’altra e si ritrovano alla fine, senza rendersene conto, sempre al solito punto: la pagnotta, lo scranno, ultimo baluardo su cui, qui sì, non si transige.
E chi meglio di colui o coloro che nel giro di una settimana passano da una alleanza di destra a una di sinistra senza batter ciglio, possono scendere a compromessi? chi professando il superamento delle ideologie (e delle idee) senza saperne proporre altre, può disfare oggi quello che ha fatto ieri?
Ma c’è un problema, come un barca che segue venti e correnti senza avere una suo timone (e timoniere) è destinata al naufragio, analogamente uno stato senza una politica propria ma soggetto alle spinte degli elementi è destinato al naufragio. Fuor di metafora: gli elementi sono gli interessi delle lobbies nazionali e internazionali che, diversamente dagli elemnti della natura, hanno politiche assai forti e precise. In Italia un presidente del Consiglio a cui tutto va bene: No Tav Si Tav, respingimenti e accoglienza, Salvini o Renzi, Macron e Trump ecc., un mediatore di discordie insomma, privo di politiche chiare definite per cui combattere, è proprio ciò che non serve. Ezra Pound scrisse: Se un uomo non è disposto a lottare per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui. E' il tipico problema di chi ha idee da difendere, ma le poltrone non sono idee.